NOTIZIE E COMMENTI, a cura di Adriano Colombo

Le nuove Indicazioni per il curricolo e i compiti che ci attendono

La mia prima reazione, alla lettura del testo definitivo delle Indicazioni per il curricolo per la scuola materna e del primo ciclo (elementare e media) è stata un sospiro di sollievo.

Il bambino sviluppa le sue abilità cognitive e linguistichequandosimuovedallasuasuainfanziaall’infanzia. Questa è la fase in cui simuovono dal perchédomande a storiechesono in sequenza.Questo è il tempo un bambino suopieno di immaginazione e quindi è importanteche le strategieutilizzatenellaformazione è adattatoallefasiattuali del lorosviluppo. Clicca per maggiori informazioni

L’elaborazione del documento era avvenuta in un clima di confusione e di opacità tale che c’era da temere il peggio. Ora la mia netta impressione è che queste Indicazioni non siano affatto il peggio, siano anzi uno dei testi migliori prodotti finora in materia. Parlo soprattutto della parte relativa all’Italiano, perché una valutazione più complessiva, dalle premesse generali alle altre materie, sarebbe più delicata e non scevra da dubbi; ma richiederebbe uno studio più approfondito e competenze più estese di quelle alla mia portata.

Una valutazione generale però si può fare: i testi sono scritti con un linguaggio chiaro ed essenziale, privo dei barocchismi concettuali e linguistici a cui ci aveva abituato l’epoca Moratti. So che il ministro ha fatto ripetute pressioni sui redattori perchè non superassero certe misure. A mio parere, per una volta ha fatto bene: la brevità e la chiarezza sono proprietà non accessorie, ma essenziali, di un testo normativo (andate a rileggere la nostra Costituzione, soprattutto nelle parti non più ritoccate dopo il 1948, e vedrete in modo esemplare come poche parole e frasi semplici possano bastare per dire le cose importanti).

Non è poi brevissima la Premessa agli obiettivi di Italiano per la scuola primaria e “secondaria di primo grado” (ossia media: la Moratti ha sostituito nove sillabe dove ne bastavano due): occupa quattro pagine e dice tutto o quasi tutto quel che è importante dire sulle finalità essenziali, sugli approcci e sulle linee metodologiche generali dell’educazione linguistica, o meglio, del nocciolo centrale dell’educazione linguistica. Alcune citazioni possono mostrare come ricorrano molti temi essenziali dell’educazione linguistica, formulati con un linguaggio sufficientemente preciso e lineare: «Nel primo ciclo grande importanza ha lo sviluppo del linguaggio orale in forme via via più controllate.»; «La lettura va praticata su una grande varietà di testi, per scopi diversi e con strategie funzionali al compito…»; «L’alunno apprenderà la scrittura attraverso la lettura e la produzione, prima guidata poi autonoma, di una grande varietà di testi funzionali e creativi… L’obiettivo primario … sarà quello di portare gli allievi a scrivere in modo chiaro, preciso e semplice»; la riflessione sulla lingua «contribuirà ad apprendere a riformulare frasi e testi e a una maggiore duttilità nel capire e produrre enunciati e testi; contribuirà altresì all’apprendimento di altre lingue europee, fornendo la base per riferimenti e per confronti». Credo che ciascuno di noi potrebbe sottoscrivere affermazioni come queste, e vederle dense di implicazioni educative. Non contengono niente di nuovo e sorprendente? appunto questo chiederei a un testo normativo. Ma quando fra i «traguardi al termine della scuola primaria» troviamo scritto «Sviluppa gradualmente abilità funzionali allo studio…», questo è un punto molto importante e per niente scontato.. E soprattutto, queste pagine non contengono sciocchezze (ricordiamoci quali testi normativi va a sostituire questo).

Segue la parte che elenca gli “obiettivi di apprendimento”, che forse presenta qualche incertezza di formulazione, qualche carenza di ordine, qualche dimenticanza. Bisogna tener conto che in questo campo non abbiamo una tradizione di lavori e di testi, come quella che certo ha sorretto gli autori dell’introduzione alla disciplina. È già molto che gli estensori capiscano che cosa vuol dire scrivere un obiettivo, e direi che quelli della sezione Italiano nel complesso lo hanno capito, più degli autori degli “obiettivi” in altre materie. Hanno dunque scritto veri obiettivi, in linea di massima verificabili, e ne hanno contenuto il numero; anche in questo caso, come per la lunghezza complessiva dei testi, sono convinto che la quantità sia qualità: quando gli obiettivi vanno a cinquanta per volta, come nelle Indicazioni Moratti, diventa impossibile tenerli presenti tutti nella progettazione didattica, e impossibile verificare se sono stati effettivamente perseguiti (meno che mai se conseguiti). In questo ha aiutato anche l’impostazione generale, che ha abolito la discutibile divisione in due colonne (“conoscenze” e “abilità”) che ingenerava tanta confusione nelle precedenti Indicazioni. (La divisione ricompare nel “Documento tecnico” allegato al decreto sul prolungamento dell’obbligo, dunque negli obiettivi indicati per i futuri bienni; segno che al Ministero si osserva rigorosamente il precetto evangelico “non sappia la tua sinistra…”).

Un altro elemento positivo di carattere generale è la riduzione dei livelli a cui sono collocati gli obiettivi, che sono tre (terza e quinta elementare, terza media), contro i cinque della precedente normativa, con la sua assurda scansione in bienni e “monoenni”. Considero anche questo un dato sostanziale, non marginale: la scuola di base ha bisogno di tempi distesi, di progettare il suo lavoro su scadenze abbastanza lunghe, deve anche saper rispettare i tempi di apprendimento dei singoli bambini. Tutto questo sarebbe ostacolato dall’imposizione di traguardi frequenti, che farebbero assomigliare questo ciclo a una continua corsa a ostacoli (nei riguardi dei ragazzi più grandi, il discorso potrebbe cambiare).

Infine, gli obiettivi si sforzano di essere realistici e graduali: cercano cioè di evitare di descrivere le competenze di un ragazzo all’uscita della scuola elementare o media come se si trattasse di un laureato, di un grande critico e di un grande scrittore, e di distribuirsi tra i diversi livelli in modo non ripetitivo; ci riescono quasi sempre.

Ma non è questo il luogo per un’analisi particolareggiata; ne troverete in un libretto che il Giscel sta preparando in tempi accelerati, che conterrà valutazioni critiche delle Indicazioni e soprattutto suggerimenti pratici per la loro messa in opera.

Perché infine la domanda più importante è quella che mi poneva giorni fa un giornalista: queste Indicazioni fanno bene alla scuola? che cosa cambiano? Gli ho risposto che un testo normativo, da solo, cambia poco e conta poco: la pratica delle scuole è di solito abbastanza indipendente dall’ideologia dei discorsi dell’amministrazione, dei politici, dei giornali.

L’efficacia delle Indicazioni dipende da almeno due fattori. Il primo è la verifica che l’amministrazione vorrà e saprà fare su come vengono interpretate nelle scuole (non dimentichiamo che la legge parla di “obiettivi di apprendimento” come qualcosa che deve assicurare una certa omogeneità del sistema formativo nazionale). Il secondo è l’opera di formazione che deve rivolgersi agli insegnanti prendendo spunto dal nuovo testo formativo. Dico “prendendo spunto” perché molte delle cose su cui lavorare sono le stesse prima e dopo l’emanazione di una norma, molte carenze della scuola si sono trascinate identiche attraverso programmi e indicazioni. Ma certo la novità normativa costituisce una grande occasione, proprio perchè le Indicazioni sono sintetiche e avare di suggerimenti metodologici. E a mio parere fanno bene. A ciascuno il suo mestiere: la norma indica i grandi traguardi generali; alla scuola, agli esperti, alle associazioni come il GISCEL spetta interpretarli, suggerire e sperimentare i percorsi concreti di lavoro per perseguire quegli scopi.

Il GISCEL si sta attrezzando per fare la sua parte, e ritiene di essere sufficientemente qualificato per farla bene. Il volume che uscirà sulle Indicazioni e l’educazione linguistica sarà uno strumento di lavoro importante per gli insegnanti e i formatori.

Share:

You might also like